Che succede, Enrico? Viva Vil Coyote!
IN PRINCIPIO ERA IL VIDEO
In occasione dell’ormai prossima uscita del lungometraggio “Coyote vs. Acme“, lo YouTuber 151eg, all’anagrafe Enrico Gamba, ha pubblicato uno short (qui il collegamento) allo scopo di fare chiarezza sulla corretta grafia e pronuncia del nome del suo protagonista. Duole scoprire che il video in questione contiene più scivoloni che precisazioni.
È dunque mio dovere di appassionato lunatico ossessivo-compulsivo smontare punto per punto le affermazioni dell’inesatto divulgatore.
Non farlo sarebbe per me causa di ulteriori mal di testa e di perpetue notti insonni.
WILE E. COYOTE, UN NOME “GENIALE”
“No, non si è mai chiamato Willy Coyote, non sono pazzo, giuro! Si è sempre chiamato in altri modi, due in particolare. In inglese si chiamava “Wile E. Coyote”, che è un gioco di parole con il fatto che lui sia cattivo.“
– Enrico Gamba
Questi due assunti introducono il filmato e sono entrambi errati. Ma prima di approfondire gli adattamenti italiani, è opportuno dedicare un paio di righe al nome originale del personaggio.
Al contrario di quanto sostenuto da 151eg, il nome “Wile E. Coyote” non è un gioco di parole sulla cattiveria del canide: in inglese “Wile E.” è omofono dell’aggettivo “wily“, traducibile con scaltro o astuto.
Questa la semplice ed efficace idea all’origine dell’invenzione del nome, dovuta ai suoi due creatori, Chuck Jones e Michael Maltese.
L’iniziale “E.”, nelle intenzioni degli autori, non sarebbe riconducibile a nulla, ma funzionale unicamente al gioco di parole.
Il costume di conferire l’iniziale di un secondo nome fasullo, del resto, ha una matrice letteraria, si vedano ad esempio i casi di Emil M. Cioran e, più recentemente, di J. K. Rowling. Assegnare un nome intermedio al Coyote concorre a restituirne un’immagine altoborghese (che in originale traspare anche dall’allure e dall’accento transatlantico, parlata tipica delle élite americane).
Si dica per completezza che in fase preliminare il personaggio portava il nome di “Don Coyote“, in omaggio al romanzo di Cervantes, una delle fonti di ispirazione – insieme a “In cerca di guai” di Mark Twain – della coppia Jones e Maltese: il coyote, così come Don Chisciotte della Mancia, si dedica a una metaforica battaglia contro i mulini a vento, nella sua disperata ambizione di catturare una chimera, il “Road Runner”.
Nel 1990 lo stesso gioco di parole sarà alla radice di una serie animata coprodotta da Hanna-Barbera e Rai, “The Adventures of Don Coyote and Sancho Panda“.
“Don Coyote” e “Road Runner”, bozzetto originale di Chuck Jones (1945)
IL VIL(E) COYOTE
“In italiano, nei vecchi cartoni, decisero di dargli un nome in italiano, ovvero “Vile il Coyote”. Vile, cattivo.“
– Enrico Gamba
Questa affermazione dello YouTuber è parzialmente corretta, ma merita alcune precisazioni.
Il nome “Vil Coyote” (anche nella grafia Vilcoyote) e la variante “Vile Coyote” si affermarono negli anni ’60 e ’70 come standard nelle antologie cinematografiche solo dopo essere apparsi nei fumetti editi da “Periodici Bunny” e “Cenisio“.
Come ben illustrato da Luca Boschi nell’esaustiva introduzione al volume “Gli eroi del fumetto – Wile E. Coyote” (Panorama e TV Sorrisi e Canzoni, 2005) “La prima storia con Wile E. Coyote letta dagli appassionati italiani si intitola “Bip-Bip «divora lo spazio»” e compare sul n. 1 del tascabile Bunny (Edizioni Cenisio, marzo 1960). Una breve introduzione spiega ai lettori nostrani, ignari dell’esistenza di un pennuto di nome road runner, che l’indistruttibile avversario del Vil Coyote è uno struzzo. La spiegazione non regge, né dal punto di vista zoologico né da quello geografico, ma questa “traduzione traditrice” resiste per molti anni.
Solo nel luglio 1960, in versione adattata, giunge in Italia la prima storia del ciclo. S’intitola “Bip-Bip contro Vil Coyote” (“Beep Beep the Road Runner in Desert Dessert”) ed è pubblicata sul secondo numero di Albo Gigante Bunny delle vacanze.“
I più pignoli, inoltre, puntualizzeranno che ancor più che di “cattivo” l’aggettivo “vile“, in questo caso, è sinonimo di “codardo” e “spregevole“.
Due copertine del fumetto con protagonista il coyote
DA ROSICCHIO A BUNNY
“Allora, i nomi dei Looney Tunes, la maggior parte delle volte ce li dimentichiamo. Per esempio, tu ti ricordi chi è Foghorn Leghorn? Tutti lo sanno chi è, ma nessuno si ricorda come si chiama. Infatti era questo uno dei grossi problemi dei Looney Tunes. Quindi, per esempio, Bugs Bunny all’inizio venne chiamato Bubi Balzello, altre volte Lollo Rompicollo, ma gli cambiarono nome così tante volte che nessuno attecchì.”
– Enrico Gamba
Anche in questo caso la spiegazione del creator è sbrigativa, farraginosa, priva di fondamenta.
I due nomi del coniglio citati da Enrico sono nuovamente legati alle storie a fumetti. Come specificato in precedenza in un approfondimento su Looneyverse, nelle nostre sale Bugs Bunny debutterà alla fine degli anni ’40 con il generico soprannome “La lepre” o con il nome “Rosicchio” (e con uno spiccato accento italoamericano…); ma in concomitanza con la pubblicazione degli omonimi albi, a partire dal 1957, si affermerà sia nei cinema, sia in televisione semplicemente come “Bunny“ (spesso pronunciato all’italiana bunni), nome che manterrà fino agli anni ’70. Gradualmente, tra gli anni ’70 e i primi anni ’80, il nome completo “Bugs Bunny” prenderà definitivamente il sopravvento.
I nomi “Bubi Balzello” e “Lollo Rompicollo” resteranno associati prettamente alla carta stampata del secondo dopoguerra, nel periodo 1948-1956.
Per i curiosi, sul blog di Marco Pugacioff è disponibile un breve ma rigoroso approfondimento.
Due copertine del fumetto con protagonista il coniglio
REPETITA STUFANT
“Perché? Perché al contrario della Disney, i Looney Tunes, ogni episodio arrivava da solo in Italia, non venivano comprati come gruppi singoli di 50 episodi, e quindi ognuno dava la traduzione che preferiva.“
– Enrico Gamba
E pure stavolta, nulla di più falso.
Ormai siamo in caduta libera.
Per i pochi che ancora non lo sapessero, a questo link è possibile consultare una dettagliata (seppur tutt’oggi incompleta) cronistoria della distribuzione italiana dei Looney Tunes, frutto di una ricerca ventennale.
Facciamola breve: esattamente come accadeva per tutte le produzioni nel campo dell’animazione e della serialità televisiva, i cortometraggi (non gli “episodi”) in questione venivano regolarmente acquistati “a pacchetti” dalla Rai, affidati a una società di doppiaggio, e trasmessi all’interno dei vari contenitori dell’epoca. Il committente decideva a quale società destinare i diversi “pacchetti” sulla base di offerte e accordi in vigore con le stesse. Succedeva perciò che a distanza di pochi anni (e in rare occasioni anche in contemporanea) le edizioni italiane fossero curate da professionisti diversi, con adattamenti diversi e voci diverse.
Lo stesso si verificava in ambito cinematografico: ogni antologia di corti presentata in sala veniva assegnata dal distributore a varie società di doppiaggio, ciascuna con i propri professionisti alla direzione, all’adattamento, al leggio…
Nel caso dei cortometraggi Warner Bros. questo fenomeno si ripropose fino agli anni ’90.
Ecco perché alla lavorazione degli oltre 1000 cartoni Looney Tunes e Merrie Melodies si sono alternate così tante maestranze.
La celebre canzone di Eugenio Finardi, 1989
IL MISTERO DI SILVESTRO E TITTI
“L’unica eccezione erano Titti e Silvestro, che in inglese sono Tweety e Sylvester.
E perché il loro nome italiano ce lo ricordiamo? Perché nel Carosello, cioè in una pubblicità, una pubblicità italiana per prodotti italiani, ci furono Titti e Silvestro come sponsor e quindi in Italia diventarono i più famosi, sempre con lo stesso nome perché appartenevano a quella pubblicità, tra l’altro con dei doppiatori che non sono minimamente simili a quelli che abbiamo oggi.”
– Enrico Gamba
L’argomento meriterebbe un articolo a se stante, tuttavia cercherò di fare sintesi per smontare quest’ulteriore castroneria.
I nomi “Silvestro” e “Titti” entrano in uso – ancora una volta – grazie agli albi a fumetti. La variante “Titì“, tuttavia, era la più consueta per il canarino sulla carta stampata, restando in voga fino alla prima metà degli anni ’80.
Nei corti animati (doppiati in italiano a partire dal 1964) il pennuto mantenne il nome “Titti” sia nelle edizioni cinematografiche, sia nelle edizioni televisive: i noti Caroselli con la voce di Franco Latini avrebbero debuttato solo nel 1967, in virtù dell’ottimo successo riscosso dai cortometraggi. Esclusivamente nei doppiaggi televisivi a cura della CDC (con la coppia di voci Sergio Tedesco e Flora Carosello, 1969-1970) il nome del canarino rimase l’originale “Tweety“.
Senza dubbio la presenza dei due personaggi nei Caroselli contribuì alla loro fama, ma non fu l’unico fattore che garantì il consolidamento dei nomi, anzi, fu una conseguenza del già ottimo riscontro ottenuto dalla coppia: tra antologie cinematografiche, fumetti, 45 giri, merchandising…dal loro arrivo in Italia (alla fine degli anni ’50) ad oggi, Silvestro e Titti hanno goduto di un apprezzamento trasversale da parte del pubblico nostrano.
Si aggiunga per completezza che intorno al 2010, nel tentativo di uniformare il marchio, Warner distribuì alcuni titoli in DVD recanti il nome “Tweety“, tra cui “Tweety turista tuttofare” (originariamente “Titti turista tuttofare”). L’operazione durò una manciata di anni, per poi riproporre l’abituale Titti.
Due locandine di “Silvestro contro Gonzales”: la prima, del 1961, riporta il nome “Titì”; la seconda, del 1974, riporta il nome “Titti”
COME ON AND SLAM
“Comunque, in “Space Jam” decisero che tutti i personaggi avrebbero tenuto il nome in inglese: Bugs Bunny, Daffy Duck, Porky Pig, tutti in inglese, tranne Titti e Silvestro, perché in Italia c’eravamo troppo affezionati, e qualche volta, non sempre, Taddeo.
Taddeo, a volte viene chiamato Taddeo, a volte viene chiamato Elmer, perché il suo nome in inglese è Elmer.”
– Enrico Gamba
Più volte mi sono soffermato a ribadire quanto l’arrivo in sala di “Space Jam” sia stato significativo per l’uniformazione delle edizioni italiane dei Looney: a seguito di provini supervisionati dalla Warner Bros., per la prima volta i personaggi ottennero una “voce unica” e uno standard nell’adattamento che, con qualche rara eccezione, verrà mantenuto sia nei doppiaggi curati dalle società Angriservices / Royfilm, sia nei doppiaggi a cura di Time Out.
La scelta dei nomi, tuttavia, fu una mezza misura tra la consuetudine italiana e l’originale inglese. “Bugs Bunny”, “Daffy Duck” e “Porky Pig” erano ormai ampiamente noti con i propri nomi originali a seguito delle lavorazioni di doppiaggio Mops e Effe Elle Due. Sebbene i fumetti avessero ribattezzato il maialino in “Pallino“, questa variante non trovò grande riscontro nei doppiaggi italiani. Anche il nome “Taddeo“ fu confermato a seguito della sua ampia diffusione: mi riservo il beneficio del dubbio e mi riprometto di verificare, ma a memoria non ricordo impiego nei ridoppiaggi dei corti classici dell’originale “Elmer Fudd“.
Paradossalmente nel ridoppiaggio anni ’90 del singolo corto “My Favorite Duck” si ripresenterà un errore già frequente in precedenza: il personaggio di Porky verrà confuso con Taddeo.
Massimo Giuliani (voce di Bugs Bunny dal 1996 al 2006 e direttore di doppiaggio di molti corti) in un’intervista rilasciata ad Anyname News nel 2017 racconta:
“Dopo tanti anni la Warner ha deciso che voleva ricominciare a ridoppiare i cartoni con le voci scelte da loro (…) La loro logica, che mi fu spiegata dal supervisor americano quando venne, (…) è questa: un turista italiano va a Tokyo, in una stanza d’albergo, accende la televisione, va in bagno a farsi la barba (…) e in televisione passa un episodio dei Looney Tunes con Bugs Bunny doppiato in giapponese. Eppure lui, sentendolo in giapponese dal bagno senza vederlo, deve dire: ‘Questo è Bugs Bunny!’‘. Cioè, le voci dovevano essere esattamente quelle, l’inflessione doveva essere esattamente quella, il modo di recitare doveva essere esattamente quello.”
DA WILE E. A WILLY
“E il coyote allora? Decisero di chiamarlo in inglese, come tutti gli altri personaggi, quindi Wile E. Coyote. Esistono però dei casi in cui l’hanno davvero chiamato Willy Coyote, per esempio in “Coyote versus Acme”. Tanto tutti sono convinti che si chiami Willy. (…) Che io sappia, il primo film in cui verrà chiamato effettivamente Willy Coyote, quindi, esce nel 2026. Quindi questo nome in realtà è nato nel 2026, anche se tutti erano convinti si chiamasse Willy fin dall’inizio.”
– Enrico Gamba
Ed eccoci al dunque. Almeno qui ci avrà preso. E invece…
Nei ridoppiaggi anni ’90 il nome adottato per il coyote fu ancora una volta quello abituale, ossia…”Vil Coyote“! In tutti gli adattamenti dei corti classici in cui Francesco Prando (voce del personaggio a partire dal ’96) conferisca verbo, è questo il nome con cui si presenta.
Fa eccezione il corto “Little Go Beep” (2000), a cura di una società ignota, in cui il padre del personaggio, doppiato da Pasquale Anselmo, si rivolge al figlio chiamandolo “Will“.
Genera qualche confusione, tuttavia, il fatto che nel merchandising e nelle videocassette coeve a “Space Jam” (1996) il nome riportato per iscritto fosse già “Willy il Coyote“.
Si potrebbe supporre che, sebbene il nome approvato ufficialmente da Warner all’epoca dei ridoppiaggi fosse proprio Willy il Coyote, gli adattatori dei corti si siano concessi alcune libertà.
Restano ignote le ragioni di marketing che hanno spinto alla scelta del nome “Willy“, tanto più alla luce del fatto che nei fumetti, nei giocattoli o persino nei librini della serie “Baby Looney Tunes” dei primi anni ’90 “Wile E.” e “Wile” restavano le scritture più diffuse (laddove non perdurasse il nostrano “Vil”).
A sinistra la custodia di un Super 8 anni ’70, a destra la cover di una VHS anni ’90
Con il passaggio dell’edizione italiana dalla Time Out allo Studio Emme, il nome “Willy” si attesta anche nel doppiato (è così chiamato, tra le altre occorrenze, nella serie “New Looney Tunes“, ma anche nel più recente “Space Jam: New Legends” a cura della CDC).
Pertanto “Coyote vs. Acme” non sarà il primo film a presentare il personaggio come “Willy“, né nel parlato, né nei cartelli, né nel merchandising. E se è vero che il coyote non si è sempre chiamato “Willy”, non è altrettanto vero che non si sia mai chiamato così.
Una carrellata di clip, in coda all’articolo, lo comproverà. C’è anche una piccola sorpresa firmata Mops Film!
E questo è tutto, gente!

Andrew Marini
Nato a Brescia nel 1991, sono amministratore della community de "Il mondo dei doppiatori". Dalla mia passione per cinema, doppiaggio e animazione nel 2015 ha preso vita "Looneyverse - Guida italiana ai Looney Tunes".
Con l'associazione "Gli Artigiani delle Nuvole" propongo laboratori di educazione al cinema e al fumetto destinati a bambini e adolescenti.
Commento
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Mattia Ferraro
Grazie per questo articolo così completo! Sarebbe il caso di segnalarlo a Lucky red, distributore del film, e anzi quasi quasi lo faccio subito! enrico gamba purtroppo sta da tanto tempo popolando il web (non solo youtube) con una divulgazione vaga, inesatta se non addirrittura in qualche caso, parrebbe, inventata di sana pianta! speriamo che questo contenuto possa arrivargli e che faccia, almeno qui, dietro front….ma i suoi fanatici ormai sono troppi e pure un pò chiusi nel confronto e dialogo. peccato… grazie ancora per questo scritto che spammerò!


Ivan
Bravissimo! 151lg non e’ nuovo a questo tipo di disinformazione. E’ bravo a montare ed ha una bella parlantina, ma purtroppo dice una marea di inesattezze perchE’ non e’ davvero competente, e’ solo uno che si informa per fare il video e unisce i puntini, e come sappiamo certe cose portano agli errori.